Bassel racconta le terribili condizioni di vita e la fame patita da lui e dai suoi vicini e la speranza che rinasce all’arrivo dei viveri. Grazie a Dio sono riuscito, a settembre a portare mia moglie e i miei bambini attraverso il Libano, verso la Germania dice quest’uomo sui 40 anni che per far uscire la famiglia dall’inferno ha sborsato 700 dollari a persona. Però non avendo più trovato dei passatori, lui è rimasto bloccato a Madaya. Madaya è oggi un inferno. Bassel ricorda che era invece un paradiso terrestre. Madaya è sotto assedio da due anni precisa Bassel, aggiungendo che la morsa si è ristretta da circa sei mesi. Oltre al blocco, la località è soggetta al lancio di barili di esplosivo che arrivano dagli aerei del regime. Secondo Bassel, l’esercito assedia la citta per piegare gli abitanti. Quando essi hanno detto no al regime, questo li ha voluti sottomettere. Conoscete gli slogan: o è Assad o bruciamo il paese. Bassel racconta di aver letto che una sessantina di famiglie si sono dirette lunedì verso un check-point tenuto dall’esercito siriano, un passaggio obbligato per uscire dalla città. Ma la maggior parte sono dovuti ritornare sui loro passi, perché i sodati li hanno bloccati. Una donna incinta li ha pregati di lasciarla andare a Damasco per partorire, e loro hanno risposto: vai a partorire dai ribelli, sono i ragazzi di Foua contro quelli di Madaya! Come pasto Bassel si accontenta da un po’ di una porzione di acqua bollita mescolata a pepe. Però afferma che esistono modi per procurarsi cibo: bisogna avere contatti con gli uomini di Hezbollah e portare loro qualcosa in scambio. Sono loro che rivendono il cibo di cui si sono impossessati dopo l’aiuto inviato in Ottobre dall’ONU. La fame che percuote Madaya lascia tracce fisiche. Quando mi guardo nello specchio - dice Bassel - non mi riconosco. Il mio viso è così magro... porto molte paia di pantaloni su di me per nascondere la magrezza . Bassel afferma di aver visto con i suoi occhi persone morire di fame. Ne ho fotografato uno - dice - si chiamava Abou Nabil. Anche suo figlio è morto. Ieri è morto un uomo della famiglia Zein . Se le immagini che provengono da Madaya hanno provocato un indignazione internazionale, molti sono quelli che mettono in dubbio la gravità della situazione attuale. Io ho sempre captato nelle mie foto ciò che succedeva, ma nessuno voleva vedere. Credono che scherziamo, che nessuno muore di fame qui. Spero che queste persone che non vogliono vedere la realtà un giorno si sveglieranno. Un bambino mi ha detto un giorno: forse dovremmo fare appello alla società di protezione degli animali…Magari loro si interesserebbero alle nostre sorti, visto che siamo trattati come cani! Dato che Bassel è solo, ha ricevuto mezza razione di cibo.

Quella sera del 7 febbraio erano in otto a tentare la sorte. La strada era piena di mine antiuomo, noi marciavamo in fila indiana - racconta Bassel - Nell’oscurità siamo riusciti a passare inosservati a 50 metri da una barriera dell’esercito. Siamo stati fortunati, nessuno si è ferito in questa marcia di sei ore. All’alba siamo saliti sulla sommità di una montagna. Dopo altre sei ore di marcia abbiamo trovato una grotta dove abbiamo passato la notte. Il giorno dopo ho dormito presso gli abitanti della regione di frontiera. Il giorno dopo siamo arrivati in Libano Bassel preferisce non svelare i dettagli di quest’avventura per non compromettere quelli che tenteranno in futuro di percorrere lo stesso percorso. Questo periplo gli è costato 3000 dollari. Il Libano avrebbe dovuto essere solo uno scalo per questo padre di famiglia che cerca ad ogni costo di raggiungere i suoi in Germania, attraverso la Turchia. Ma questa opzione è molto complicata, dato che molti paesi europei hanno deciso di non lasciare più transitare rifugiati. Anche la Turchia ha recentemente incitato l’Unione Europea a fare la stessa cosa. Bassel sente di vivere in una prigione a cielo aperto in Libano, dove egli evita di spostarsi per paura di farsi arrestare. Ciò che voglio è soltanto raggiungere la Turchia per passare in Europa e raggiungere la mia famiglia insiste. Nell’attesa è entrato in contatto con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati per iscriversi sui loro registri e tentare di ottenere delle sovvenzioni. Oggi Bassel ha finalmente raggiunto Berlino, dopo un estenuante e pericoloso viaggio su un camion. Ci siamo incontrati alla scuola di lingue VHS, dove ci ha raccontato parte della sua intensa storia. Shared Frame è entusiasta di potervela raccontare attraverso musica e immagini.

Questo primo video è nato in seguito a un mio ritrovamento di alcuni filmati girati da me in Siria nel 2010 poco prima della guerra. In quel periodo vivevo a Istanbul e decisi di andare a trovare il mio coinquilino e la sua famiglia a Dörtyol (Hatay), località vicino alla Siria. Quindi in seguito ho preso il mio zaino e sono arrivato ad Aleppo. Ho girato per circa una settimana e ho fatto alcuni video, inconsapevole che una guerra sarebbe scoppiata da lì a pochi mesi dopo. Partito il progetto Shared Frame ho deciso di creare questo video dando così un piccolo omaggio al popolo siriano e raccontando una delle tante storie legate a questa guerra e la distruzione del paese.
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